Conseguenze a lungo termine di un’infezione da COVID-19: monitoraggio da parte dell’assicurazione invalidità (AI)

Alcuni malati di COVID-19 continuano a soffrire dei sintomi della malattia molto tempo dopo averla contratta. Chi rischia di rimanere limitato o rimane limitato a lungo termine nella sua capacità al guadagno – e sarà dunque invalido ai sensi dell'AI – potrà avere diritto innanzitutto a provvedimenti d'integrazione dell'AI, ma anche a rendite.

Gli uffici AI svolgono un monitoraggio che registra le richieste di prestazioni AI di assicurati che presentano conseguenze sulla salute a lungo termine comprovate dal punto di vista medico in seguito a un'infezione da COVID-19. La richiesta può essere stata inoltrata all'AI prima che venga stabilito il nesso con una malattia da COVID-19. Pertanto, dall'andamento dei dati registrati dall'AI di mese in mese non è possibile formulare in maniera generale un'affermazione sull'evoluzione dei nuovi casi di «COVID lunga». Inoltre, gli assicurati oggetto del monitoraggio possono soffrire contemporaneamente di altre malattie, il che significa che non si tratta necessariamente di richieste dovute esclusivamente agli effetti della «COVID lunga».

Gli uffici AI rilevano i dati del monitoraggio, anonimizzati dalla Conferenza degli uffici AI (CUAI), e li mettono a disposizione dell'UFAS ogni mese. Le cifre più recenti sono consultabili su questa pagina. Riferito al numero complessivo delle prime richieste e delle nuove richieste di prestazioni (anno di riferimento 2019), nel 2021 quelle dovute a «COVID lunga» si attestavano al 2,27 per cento.

Da un rilevamento svolto dalla CUAI presso gli uffici AI in merito alla concessione di prestazioni a causa (o tra l'altro a causa) delle conseguenze a lungo termine di un'infezione da COVID-19 emerge il quadro seguente (aggiornato al 31.12.2021). Il numero delle prestazioni concesse per richieste inoltrate nel 2021 potrebbe ancora aumentare, in quanto non tutte queste richieste sono state trattate in modo definitivo. Vi saranno dunque ancora dei cambiamenti in merito ai dati in questione.

Richieste rilevate nel 2021 nell'ambito del monitoraggio COVID-19 (persone):  1764
Numero delle persone cui è stata concessa una prestazione AI fino all 31.12.2021: 683
(38%)
Numero delle persone cui non è stata concessa alcuna prestazione AI fino al 31.12.2021: 1081 (62%)
Totale delle prestazioni concesse:
(una persona può ricevere più prestazioni)
916

di cui provvedimenti d'integrazione:
provvedimenti d'accertamento, collocamento, orientamento professionale, prima formazione professionale, provvedimenti di reinserimento, intervento tempestivo, riformazione professionale, altro

765 (84%)

di cui rendite:
(corrisponde al numero di persone)

59 (6%)

di cui altre prestazioni:
assegno per grandi invalidi, mezzi ausiliari, provvedimenti sanitari, altro

92 (10%)

Delle 683 persone cui è stata concessa una prestazione AI fino al 31 dicembre 2021, poco meno di un terzo (206) beneficiava già di una prestazione AI al momento dell'inoltro della richiesta o ne aveva beneficiato nei cinque anni precedenti. Questo significa che gli assicurati in questione avevano problemi di salute già prima di contrarre la COVID-19. Le loro richieste sono considerate come «nuove richieste di prestazioni». Per i rimanenti 477 casi, si tratta invece di «prime richieste», ovvero gli assicurati non hanno beneficiato di alcuna prestazione AI nei cinque anni precedenti. 

Il numero di rendite concesse include anche gli aumenti di rendite AI già in corso. Come per qualsiasi altra rendita, anche nei casi di «COVID lunga» viene fissata la data per una revisione in funzione della situazione individuale della persona assicurata. In quel momento si verifica se lo stato di salute e la situazione lavorativa abbiano subìto un cambiamento tale da richiedere un riesame del diritto alla rendita o un adeguamento della stessa verso il basso o verso l'alto. 

L'alta percentuale di richieste cui non è seguita la concessione di prestazioni e l'alta percentuale di provvedimenti d'integrazione (rispetto alle rendite) tra le prestazioni concesse indicano che in moltissimi casi la capacità al guadagno degli assicurati affetti da «COVID lunga» può essere notevolmente migliorata o ripristinata grazie a una buona assistenza medica e, se del caso, con il sostegno dell'AI nella fase d'integrazione, cosicché le rendite non sono necessarie. 

Ultima modifica 23.05.2022

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